La violenza domestica consiste in una serie continua di maltrattamenti fisici, sessuali e psicologici agiti all’interno di una relazione intima da uno dei partner ai danni dell’altro allo scopo di ottenere e mantenere una posizione di potere e controllo.

Per le Nazioni Unite la violenza sulle donne rappresenta “una manifestazione della storica disparità di potere nei rapporti tra uomini e donne.”
Esiste una vasta letteratura internazionale sulla ricaduta della violenza sulla salute delle donne e dei bambini. Oltre ai danni fisici e alle invalidità, le conseguenze più frequenti sono anche di natura psicologica: disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari. Non solo: la violenza che si consuma tra le mura domestiche produce isolamento dal contesto sociale e impoverimento in termini di competenze sociali, partecipazione e libertà.

Le vittime possono trovarsi ad essere intrappolate in una relazione maltrattante a causa di innumerevoli fattori, di cui il principale è il timore di ulteriori e più drammatiche violenze in seguito ad una eventuale separazione, fenomeno ormai noto col termine “stalking”.

Ricerche internazionali rilevano come anche qualora l’interruzione della relazione abusante non comporti rischi concreti per l’incolumità della donna, dopo la separazione comunque sale il rischio per la sua salute psichica, in termini di aumentata probabilità di incorrere in una sintomatologia depressiva causata sia dalle condizioni di vita particolarmente dure che dalle conseguenze della violenza subita sull’autostima e la capacità di auto-determinazione.

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