Ma il perfezionismo, è sano e desiderabile perché assicura risultati elevati e grande affidabilità, oppure è autodistruttivo e conduce a delusioni, insoddisfazione e depressione?
Il perfezionista dà grande valore all’eccellenza e desidera fortemente raggiungere obiettivi importanti. Il suo amore per la perfezione, se combinato con la perseveranza e se sostenuto da abilità, può portare a grandi risultati.
Allora perché il perfezionismo è sovente un correlato di psicopatologie serie (depressione, disturbi d’ansia, disturbi alimentari …)?

L’aspetto patologico risiede nel porsi standard personali eccessivamente elevati e irrealistici e, quello che è peggio, nel collegare in modo rigido il raggiungimento di tali standard alla valutazione di sé (autostima).

In altre parole, il perfezionista ritiene che il proprio valore personale risieda nel raggiungimento di questi standard particolarmente esigenti e che sarà accettato ed amato solo a condizione di fare perfettamente. Per questo motivo è iperattento agli errori, ognuno dei quali rappresenta ai suoi occhi un fallimento personale imperdonabile. Anche verso gli altri, tende ad essere giudice esigente, duro e punitivo, tanto quanto lo è verso se stesso.
Le sue azioni sono guidate dalla paura di sbagliare e di essere disapprovato, per cui paradossalmente rimanda continuamente o evita di confrontarsi con i compiti nei quali teme di fare fiasco, oppure controlla e ricontrolla in modo ossessivo quello che ha fatto allungando in modo esagerato i tempi di esecuzione di un compito, finendo per essere del tutto improduttivo.
Per lui è sempre tutto o niente, non riconosce il pregio e il merito di risultati intermedi o comunque sufficientemente buoni. Il che lo prostra facilmente in un vissuto di tristezza, vergogna, stress, indecisione, fallimento, dubbio, senso di colpa.

La base della bassa autostima del perfezionista sta appunto nell’irragionevolezza delle pretese verso se stesso e nell’idea che se non farà di più e meglio, perderà la stima delle persone.

Naturalmente esistono persone con una sana tendenza ad eccellere, che si distinguono dai perfezionisti patologici per le seguenti caratteristiche:
– Non collegano il proprio valore personale e la propria autostima al raggiungimento degli standard;
– Ritengono che il buon risultato porti soddisfazione personale, ma non ne hanno bisogno per ottenere l’amore e il rispetto degli altri;
– Sono attivi, creativi, entusiasti, sono contenti e si auto-congratulano anche per risultati intermedi;
– Vedono l’errore come un’occasione per apprendere e fare meglio la prossima volta, più che l’evidenza del proprio fallimento.
Esistono terapie efficaci per il trattamento del perfezionismo patologico, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, che, agendo su quell’insieme di credenze disfunzionali che lo tengono in vita, aiuta le persone a ritrovare

il piacere di fare bene.

 

Se ci si ritrova nelle problematiche illustrate in questo articolo, è possibile richiedere un consulto alla dott.ssa Elena Grilli, psicologa psicoterapeuta ad Ancona e Chiaravalle.