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Complotto!

Complotto!

Le teorie del complotto sono sempre esistite, ma in tempi di crisi tendono a propagarsi con maggiore forza, a volte facendo danni enormi.

Non hanno mai smesso di circolare e con i social hanno avuto un’impennata in termini di diffusione, tutte quelle teorie basate sull’idea di un potente o un gruppo di potenti che stanno mettendo in atto un piano per controllare o sterminare la popolazione. In alcuni casi sono innocue, nel senso che crederci non porta grossi danni, come fantasticare sui piani segreti dietro l’assassinio di Kennedy o il falso allunaggio. Le teorie della cospirazione che si stanno diffondendo in questo periodo di pandemia, invece, portano a comportamenti imprudenti e irrispettosi delle regole di limitazione del contagio, e questo fa salire il numero di malati e morti in una misura che non è nemmeno possibile stimare.

Caratteristiche comuni di queste teorie sono:

  1. una narrazione semplice e lineare, con qualcuno da cui difendersi;

  2. la diffidenza verso le fonti ufficiali.

La pandemia Covid-19 è terreno particolarmente fertile per la diffusione di questo pensiero, perché la pandemia, con tutte le conseguenze che abbiamo toccato con mano negli ultimi mesi, genera paura e un generale senso di impotenza con cui non è sempre facile fare i conti. Noi esseri umani abbiamo un fondamentale bisogno di controllo sulla nostra vita e la pandemia ce lo ha tolto. La sensazione di aver perso delle libertà fondamentali è reale. Anche la confusione e la mancanza di informazioni coerenti e complete è reale. Questo ci dà la sensazione che ci manchi la terra sotto i piedi, che non abbiamo più la vita come la conoscevamo, che davanti a noi abbiamo una totale e oscura incertezza. La paura che ne scaturisce deve essere gestita.

Il complottista in un certo qual modo gestisce la propria ansia, attraverso un metodo di fronteggiamento dell’ignoto che funziona per ripristinare un senso di controllo e di fiducia. Pensare che la nostra vita e quella dei nostri cari sia a rischio a causa di un piccolo evento insignificante che ha coinvolto un pipistrello in Cina, destabilizza e terrorizza. Pensare invece che c’è un preciso schema portato avanti dai poteri forti, rasserena, perché permette di pensare che c’è una soluzione semplice: basta sabotare il piano malefico anche attraverso una serie di post nei social che aprano gli occhi agli ingenui, e tutto tornerà sotto il nostro controllo. Contro le forze della natura non possiamo nulla, ma contro Soros e Bill Gates possiamo molto! Ecco che le teorie del complotto diventano improvvisamente più attraenti della verità.

Peccato che questa modalità sia del tutto disfunzionale e dannosa per sé e per l’intera collettività. Il mettere in circolazione l’idea che i vaccini causino l’autismo o che siano utilizzati per impiantare microchip è un vero e proprio attacco alla salute pubblica. Non solo: genera ancora più confusione e incertezza di quella da cui si cercava di fuggire. Chi alimenta questo paradossale circolo vizioso ha, di base, una bassa autostima e un basso senso di auto-efficacia. L’emozione di paura e impotenza che sperimenta è comprensibile. Il modo di gestirle no.

Mai come in una emergenza come quella attuale è necessario rinunciare alle spiegazioni troppo semplici provenienti da fonti incerte e attenersi ai fatti, anche se ci mettono nel panico. Affidarsi alla scienza e alle autorità sanitarie è l’unico modo per normalizzare la nostra vita e tornare a sperimentare il senso di controllo perduto. Inoltre, sul piano psicologico, tutto quello che stiamo passando è un’importante opportunità per osservare e sfidare le nostre paure, aumentare la nostra capacità di fronteggiamento e la nostra resilienza. Come ogni crisi, ci apre alla possibilità di una crescita.

Sperimentare momenti di sconforto e ansia è del tutto normale in queste circostanze. Possono essere esplorati modi più funzionali di farvi fronte, senza doversi auto-ingannare sulla realtà che ci circonda.

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L’emergenza Covid-19 mi ha indebolito o rinforzato?

L’emergenza Covid-19 mi ha indebolito o rinforzato?

Ogni esperienza che mette alla prova le nostre difese senza abbatterle aumenta la nostra resistenza psicologica e le nostre abilità di fronteggiamento.

Le persone hanno modalità diverse di risposta all’ansia per la propria salute e modalità diverse di gestire la paura. L’emergenza Coronavirus ci ha posto di fronte a questi aspetti in un modo potente, ponendoci in una dimensione di incertezza collettiva, come mai prima d’ora. Non sapere cosa ci riserva il futuro, con che tempistica potremo tornare alla “normalità” che conoscevamo, il fatto di non avere ancora cure efficaci nel caso di un contagio che è ancora possibile, ci pone in un prolungato stato di indeterminatezza e disorientamento che come esseri umani mal tolleriamo. Tutti infatti sentiamo il bisogno di uno stato interno di equilibrio e della sensazione di avere il controllo sulla nostra vita. L’esperienza di stress prolungato a cui siamo sottoposti ci dà invece la sensazione di un controllo che ci sfugge. A questo contribuiscono le restrizioni necessarie al contenimento della diffusione del virus, che inevitabilmente limitano la nostra libertà, ponendoci ancora di più nel senso di impotenza rispetto ad azioni anche banali a cui eravamo abituati e che ora sono off limits.

Non ci piace sentirci così, minacciati e vulnerabili, e vorremmo poter agire per ripristinare il controllo. Ma se questo non è possibile nell’immediato, significa che siamo destinati a vivere nell’ansia continua o nella depressione? Ovviamente no, perché sappiamo che se non siamo nella condizione di poter cambiare attivamente la situazione, possiamo però agire per cambiare come ci sentiamo rispetto alla situazione stessa. In altre parole, se anche ci sfugge il controllo su quello che ci accade intorno, possiamo sempre avere il controllo dei nostri pensieri e stati d’animo.

Un modo per contrapporsi con sempre maggiore resistenza allo stress è quello di avere nel proprio repertorio una esperienza precedente di stimolo stressante affrontato con successo.

La nozione biologica di immunizzazione funziona anche in ambito psicologico: se a un individuo è stata data l’opportunità di avere a che fare con una situazione stressante, egli sarà capace in futuro di cavarsela con successo, padroneggiando in senso psicologico una situazione simile o di intensità un po’ più grande. Ciò produce senso di fiducia in sé, speranza e una percezione di controllo.

A distanza di alcuni mesi dall’inizio del lockdown, abbiamo tutti certamente sperimentato emozioni diverse, che vanno dalla frustrazione alla rabbia, dalla preoccupazione alla paura, dalla rassegnazione alla serenità. Questi mesi sono stati un importante osservatorio e un’importante palestra, in cui abbiamo potuto monitorare come reagiamo di fronte all’impotenza e affinare le strategie che ci sono più familiari per farvi fronte, alcune più efficaci di altre per ripristinare il nostro equilibrio.

Fare un bilancio può essere utile e può fare la differenza tra uscire da questa emergenza indeboliti (col pensiero di essere facilmente sopraffatti dalle avversità) o rafforzati (al pensiero di avere nella propria “valigetta degli attrezzi” strumenti potenti di resistenza).

Ecco alcune domande, rispondendo alle quali è possibile mettersi a fuoco e comprendere qualcosa in più di sé:

  • Come mi sono sentito non avendo il totale controllo della mia vita?
  • Come ho reagito allo stress prolungato?
  • Quali elementi della situazione mi hanno preoccupato di più?
  • Quali sono state le mie emozioni più forti?
  • Ho sentito di reggere queste emozioni oppure a volte ho avuto la sensazione di non poterne più?
  • Ero costantemente preoccupato/a o riuscivo a distogliere l’attenzione dai pensieri? Come ci riuscivo?
  • Mi sono protetto/a dalle notizie che aumentavano le mie preoccupazioni? Come?
  • Cosa ho detto a me stesso/a per rassicurarmi?
  • Che cosa mi ha permesso di restare sereno/a in alcuni momenti?
  • Cosa mi ha dato fiducia?
  • Quali attività mi hanno fatto sentire rilassato/a?
  • Sono riuscito/a a mantenere una routine o a ricostruirmene una?
  • Quali attività mi è riuscito più difficile mantenere? Quali invece è stato più facile?
  • In quali circostanze ho dimostrato di avere capacità di adattamento?
  • In quali circostanze ho dimostrato di essere bravo/a a trovare soluzioni?
  • In quali occasioni ho dimostrato di avere sangue freddo?
  • Ci sono state persone che hanno funto da punto di riferimento e mi hanno aiutato? Come?
  • Ho scoperto se ci sono risorse della mia comunità di appartenenza, utili nei casi di emergenza? Quali e in che modo possono essere d’aiuto?
  • In sintesi, cos’ho imparato su me stesso/a grazie a questa pandemia?

ATTENZIONE: se le tue risposte sono tutte del tipo: non ho capacità, non ho risorse, non sono riuscito in niente… torna su, ripercorri le domande con maggiore onestà verso te stesso/a e guardando con obiettività tanto le criticità quanto le risorse che hai senza ombra di dubbio dimostrato di possedere.

Determinate abilità apprese sul campo possono essere generalizzate, cioè applicate a una varietà di altre situazioni. Ritagliarsi uno spazio di tempo per riflettere sulle proprie reazioni e le proprie risorse in tempi difficili ci permette di essere consapevoli del bagaglio di abilità e competenze di cui disponiamo e che ci saranno utili per affrontare futuri momenti di stress e di incertezza. Questo alimenta la nostra autostima, la sensazione di farcela per quanto sia dura e l’intraprendenza, in opposizione ai sentimenti di disperazione passiva.

Senti di aver bisogno di una mano per silenziare la vocina che continua a ripeterti che non ce la fai, non ce la farai mai e tutto andrà male?

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© Elena Grilli – Psicologa ad Ancona e Psicoterapeuta |2016-2021| All Rights Reserved | P.IVA 02438570422009875 25445 55 | credit - coockie policy