17-19 maggio 2019: formazione ARES (Associazione Regionale di Emergenza Socio-sanitaria) “Un’ora dopo…one week later – Interventi integrati in medicina delle catastrofi.”

In questo contesto ho potuto gestire un laboratorio rivolto ai medici, infermieri e psicologi dell’emergenza su “Catastrofi e violenza di genere”.

Diversi studi, infatti, suggeriscono che nell’immediatezza di una catastrofe (terremoti, inondazioni, uragani, ecc.) e nelle fasi successive, il tasso di violenza sulle donne e sui bambini tende ad aumentare in termini di frequenza e gravità. La violenza nelle catastrofi è stata poco indagata, tuttavia alcuni studi sistematici sull’argomento mostrano come dopo un disastro tendono ad incrementare la violenza domestica, la violenza sessuale e l’abuso sui minori.

Quando una donna è già vittima di violenza da parte di un partner, è probabile che sperimenti una escalation in termini di frequenza e gravità, subito dopo una catastrofe. La motivazione centrale di ogni forma di violenza sulle donne è il bisogno di potere e controllo del maltrattante. La percezione di controllo naturalmente vacilla in concomitanza con il disastro; di qui l’esigenza di alzare il tiro e ripristinare il controllo attraverso l’unica modalità che conosce: sottomettere, umiliare, schiacciare la volontà dell’altra.

Nelle fasi successive a un disastro, le donne e i bambini esposti a queste forme di violenza vanno più facilmente incontro a un disturbo post-traumatico da stress o altri disturbi d’ansia o depressivi, in quanto  vengono combinati gli effetti di più eventi traumatici.

La situazione delle vittime è particolarmente critica per le donne, in quanto devono fronteggiare l’esacerbazione di comportamenti violenti ai loro danni, nelle già difficili condizioni di sopravvissute ad un disastro:

  • viene meno la loro rete informale di sostegno sociale, aumenta l’isolamento e l’esposizione al controllo del proprio carnefice;
  • la rete formale di supporto e protezione per le donne vittime di violenza collassa. Nella fase dell’emergenza disastro, può essere più difficile ottenere aiuto da forze dell’ordine e servizi locali, a loro volta surclassati e impegnati a fronteggiare l’emergenza;
  • la perdita di beni e risorse stressa il conflitto familiare e riduce le risorse a disposizione della donna per poter interrompere la relazione e mettersi in sicurezza con le proprie forze;
  • Inoltre, la precarietà delle condizioni di vita rende le donne più vulnerabili ad aggressioni di estranei e a stupri – la motivazione di questo fenomeno risiede sempre nel bisogno di potere e controllo.

Il laboratorio è stata una vera e propria esercitazione volta a incrementare la capacità di riconoscere i campanelli di allarme di una relazione maltrattante e fornire spunti per gestire il caso in un contesto emergenziale come quello di un ospedale da campo.

Grazie ad ARES per aver inserito all’interno del proprio programma formativo anche questo laboratorio, dimostrando attenzione alle esigenze delle donne anche in situazioni in cui normalmente tutti gli sforzi sono concentrati a fronteggiare un’emergenza.