La psicoterapia cognitivo-comportamentale è in grado di incidere in modo significativo sulla qualità della vita di una persona con dolore cronico. E’ infatti un tipo di approccio terapeutico che mette a fuoco il qui-e-ora, modificando gli atteggiamenti che potrebbero finire per alimentare circoli viziosi capaci di aumentare la percezione soggettiva del dolore.

La terapia cognitivo-comportamentale non entra nel merito delle cause dei disturbi che procurano dolori cronici, come ad esempio la fibromialgia, né pretende di guarirli, ma, come dimostrato da molti studi sull’efficacia, è in grado di favorire il funzionamento fisico generale e la riduzione del livello di disabilità, attraverso tecniche di rilassamento muscolare progressivo, stress management, self-management attivo del dolore, regolarizzazione dei ritmi di attività, igiene del sonno, ma anche tecniche di tipo cognitivo volte a costruire un diverso atteggiamento nei confronti dello stimolo dolorifico e a stoppare infruttuose rimuginazioni sul dolore. Il dolore non è solo fisico: le emozioni hanno un ruolo nell’esperienza del dolore. Ad esempio la paura amplifica lo stimolo dolorifico: più ci si preoccupa per il dolore, più fa male.

In letteratura si ritiene che un approccio multidisciplinare sia più efficace nel ridurre l’interferenza del dolore con la vita quotidiana delle persone. Integrandosi con le terapie mediche ed approcci naturali basati sull’esercizio fisico, la terapia cognitivo-comportamentale è in grado di apportare un reale contributo al benessere psicofisico delle persone con fibromialgia o altri disturbi organici che comportano dolore cronico.

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